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Rendimento netto di un immobile in affitto

Il canone che incassi non è il tuo rendimento. Fra cedolare secca o IRPEF, IMU del tuo Comune, mesi di sfitto e manutenzione, la cifra che resta è un’altra. Questo tool mette i due regimi fiscali uno accanto all’altro a parità di immobile e di costi, e poi confronta il risultato con lo stesso capitale investito sui mercati.

Parametri normativi verificati su fonte primaria il 17 agosto 2026. Scaglioni IRPEF e aliquote IMU 2026.

Il confronto è fra due regimi fiscali, non fra due immobili. Entrambi i rami partono dallo stesso canone, dagli stessi costi e dalla stessa IMU: cambiano solo le imposte e il fatto che la cedolare secca ti obbliga per legge a rinunciare all’adeguamento ISTAT del canone. L’aliquota IMU e gli accordi territoriali sul canone concordato sono decisi dal tuo Comune: prendili dalla delibera comunale, non da qui.

L’immobile

Imposte, notaio e agenzia. Lascia 0 se l’immobile è già tuo e hai messo sopra il valore di mercato di oggi. Comprandolo come seconda casa da privato si sta di solito fra il 10% e il 13%.

Quella NON rivalutata: la rivalutazione del 5% la applica il tool, per IRPEF e IMU.

Contratto e fisco

Stipendio, pensione, partita IVA in regime ordinario. Serve a capire in quale scaglione cade il canone se scegli la tassazione ordinaria: è la variabile che sposta di più il confronto.

Aliquota di legge 0,86%, massimo comunale 1,06% (1,14% con l’ex maggiorazione TASI). La trovi nella delibera del Comune.

Le addizionali si pagano solo in tassazione ordinaria: la cedolare secca le sostituisce. Si va in genere dallo 0,7% al 3,33% per la regionale e fino allo 0,9% per la comunale.

Per legge locatore e conduttore rispondono in solido: metà per uno è la prassi, non un obbligo. Con la cedolare secca questa voce sparisce del tutto.

Costi annui a tuo carico

Questi costi valgono identici in tutti e due i regimi: si pagano comunque, cambia solo se li puoi dedurre — e per il privato che affitta non lo sono in nessuno dei due.

Caldaia, tetto, infissi, facciata. Non arrivano ogni anno, ma arrivano: metterli a zero è il modo più comune di sopravvalutare il rendimento di una casa.

Scenario

Fa crescere i costi in tutti e due i rami e il canone nel solo ramo IRPEF, perché la cedolare secca all’adeguamento ISTAT ci rinuncia.

Lo stesso tasso netto di costi serve anche a reinvestire i flussi di cassa dell’immobile, così i due rami capitalizzano allo stesso modo e nessuno dei due parte avvantaggiato.

Rendimento lordo

Rendimento netto, primo anno

Quanto se ne va in imposte

Soglia di convenienza della cedolare

Il verdetto

Il primo anno, voce per voce

Gli stessi costi, la stessa IMU, la stessa casa. Cambia solo la riga delle imposte sul reddito e la coppia registro più bollo, che la cedolare secca azzera.

VoceCedolare seccaTassazione ordinaria IRPEF

Netto cumulato dei due regimi

L’immobile contro lo stesso capitale investito

Anno per anno

Cosa questo calcolo non include

Da dove vengono i numeri

Cedolare secca: che cosa sostituisce

È un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionale e comunale sul reddito dell’immobile, e in più elimina l’imposta di registro e l’imposta di bollo sul contratto. L’aliquota è il 21% del canone annuo stabilito dalle parti, ridotta al 10% per i contratti a canone concordato relativi ad abitazioni nei comuni con carenze di disponibilità abitative (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, i comuni confinanti e gli altri capoluoghi di provincia) e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE.

Fonte: art. 3 D.Lgs. 14 marzo 2011 n. 23; Agenzia delle Entrate, scheda «Cedolare secca», aggiornata al 29 maggio 2026; istruzioni modello 730/2026, pag. 26

Il prezzo nascosto della cedolare: niente adeguamento ISTAT

Chi opta per la cedolare secca rinuncia, per tutta la durata dell’opzione, a chiedere l’aggiornamento del canone, «inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente». È l’unica differenza che questo tool introduce fra i due rami oltre alle imposte: nel ramo cedolare il canone resta fermo per tutto l’orizzonte, nel ramo IRPEF si adegua all’inflazione che indichi tu.

Fonte: Agenzia delle Entrate, scheda «Cedolare secca — Che cos’è», 29 maggio 2026

Tassazione ordinaria: come si costruisce la base

Il reddito imponibile è il MAGGIORE fra la rendita catastale rivalutata del 5% e il canone annuo ridotto forfetariamente. La riduzione ordinaria è del 5% (si dichiara il 95%), sale al 25% per Venezia centro e le isole della Giudecca, Murano e Burano e al 35% per gli immobili di interesse storico o artistico. Su quel reddito si paga l’IRPEF a scaglioni insieme agli altri redditi, più le addizionali regionale e comunale.

Fonte: art. 37 c. 4-bis TUIR (D.P.R. 917/1986); istruzioni modello 730/2026, quadro B colonne 5 e 6, pag. 30; Agenzia delle Entrate, guida al quadro RB

Lo sconto del canone concordato in tassazione ordinaria

Se l’immobile è in un comune ad alta densità abitativa ed è locato a canone concordato in base agli accordi territoriali, il reddito imponibile si riduce di un ulteriore 30%. Attenzione all’ordine: la riduzione si applica DOPO il confronto fra rendita e canone abbattuto, non prima. Chi sceglie la cedolare secca non ha questa riduzione — l’imposta sostitutiva si calcola sul reddito non ridotto, con l’aliquota del 10%.

Fonte: art. 8 legge 9 dicembre 1998 n. 431; istruzioni modello 730/2026, pag. 29

Scaglioni IRPEF usati

Dal 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% oltre 28.000 e fino a 50.000, 43% oltre 50.000. Il canone non viene tassato tutto all’aliquota marginale: il tool calcola l’IRPEF sul totale dei tuoi redditi con il canone dentro e le sottrae l’IRPEF sui soli altri redditi, così un canone che fa scavallare uno scaglione paga la parte giusta in ciascuno dei due.

Fonte: legge di bilancio 2026; MEF — Ragioneria generale dello Stato, circolare 21 aprile 2026 n. 4, Tabella A

IMU: base, aliquota e sconti

La base imponibile è la rendita catastale rivalutata del 5% moltiplicata per 160 (gruppo catastale A escluso A/10). L’aliquota di legge per gli immobili diversi dall’abitazione principale è lo 0,86%; il Comune può azzerarla o portarla all’1,06%, e fino all’1,14% se applicava la maggiorazione TASI. Per le abitazioni locate a canone concordato l’imposta è ridotta al 75%, senza bisogno che il comune sia ad alta tensione abitativa; per i fabbricati di interesse storico o artistico la base è ridotta del 50%.

Fonte: art. 1 commi 745, 747, 754, 755 e 760 legge 27 dicembre 2019 n. 160; MEF — Dipartimento delle Finanze, sezioni «Base imponibile», «Aliquote» e «Agevolazioni»

Registro e bollo, che pesano solo in tassazione ordinaria

Imposta di registro pari al 2% del canone annuo, con un minimo di 67 euro sulla sola prima annualità (per le successive può anche essere inferiore). Per i contratti a canone concordato in comuni ad elevata tensione abitativa la base si assume al 70%. Imposta di bollo di 16 euro ogni 4 facciate e comunque ogni 100 righe, per ogni copia da registrare: il tool ne conta 2. Locatore e conduttore rispondono in solido: la divisione a metà è prassi contrattuale, non obbligo di legge, ed è il campo «Quota a tuo carico».

Fonte: art. 5 Tariffa parte prima D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131; D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642; Agenzia delle Entrate, scheda «Contratto di locazione — Quanto si paga»

Il guadagno dell’investimento alternativo e quello dei flussi di cassa reinvestiti scontano entrambi l’imposta sostitutiva del 26% (art. 3 D.L. 66/2014). Tutti i parametri sono stati verificati su fonte primaria il 17 agosto 2026 e hanno una data di scadenza: aliquote e delibere comunali si rifanno ogni anno.

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