Grandi decisioni

Mutuo a tasso fisso o variabile?

Il variabile parte quasi sempre più basso, quindi qualunque simulazione a tasso costante lo fa vincere per costruzione. Qui i due mutui hanno lo stesso esborso mensile, e la domanda è un’altra.

Le domande utili sono due, e nessuna delle due è «quale costa meno». La prima: fino a che punto il variabile conviene, cioè quanto possono salire i tassi prima che diventi la scelta peggiore. La seconda: quella rata la reggo? — perché un mutuo che non riesci a pagare non è un mutuo conveniente, per quanto bene torni il totale degli interessi.

Il confronto è tenuto onesto con il salvadanaio: entrambi i rami escono di cassa esattamente la rata del fisso, tutti i mesi. Chi ha il variabile paga la sua rata alla banca e mette da parte la differenza; quando i tassi salgono e la rata supera quella fissa, attinge al salvadanaio. Il saldo finale è il vantaggio del variabile in euro. Senza questo accorgimento staresti confrontando due tenori di vita, non due mutui.

1. Il mutuo e l’offerta a tasso fisso

Rata del fisso, costante per tutta la durata. È anche l’esborso mensile del ramo variabile.

2. L’offerta a tasso variabile

Prima rata del variabile, al tasso di partenza

3. Lo scenario di stress

Il parametro sale fino al picco, ci resta, poi rientra con la stessa gradualità. La stessa forma viene usata anche al contrario per lo scenario di ribasso: uno stress test asimmetrico punirebbe solo una delle due offerte.

4. La tua situazione

Il numero da ricordare

Nella forma di rialzo che hai costruito, il variabile regge una salita del parametro fino a . Oltre, vince il fisso.

E quella rata la reggo?

Rata fissa

Variabile: prima rata

Variabile: rata più alta nel rialzo

Le tre cifre sono rate piene, capitale più interessi, senza spese di incasso. Le percentuali sono la quota sul reddito netto mensile che hai indicato. Il 30% e il 40% non sono soglie di legge: sono il metro pratico con cui le banche stesse valutano la sostenibilità.

Cosa resta nel salvadanaio, nei tre scenari

È il saldo all’ultima rata: quanto ti resta in tasca scegliendo il variabile invece del fisso, già al netto della differenza di detrazione fra i due rami e degli interessi maturati sul conto. Sotto zero significa che il variabile ti è costato di più.

ScenarioTasso più
alto
Rata più
alta
Interessi
del variabile
Saldo finale
del salvadanaio

La rata più alta di ogni anno

Tutte e quattro le serie sono la stessa grandezza: la rata mensile piena, capitale più interessi. La linea del fisso è piatta per definizione — è esattamente quello che stai comprando.

A quale livello del parametro i due mutui pareggiano

Saldo finale del salvadanaio se il parametro restasse fermo per sempre a ciascun livello. Sopra lo zero vince il variabile, sotto vince il fisso: la linea dello zero è sempre nel grafico e l’intervallo contiene sempre il punto di incrocio.

Anno per anno, nello scenario di rialzo

Cosa dice la fonte, voce per voce

Cosa questo calcolo non include

  • Le spese: si confrontano due TAN, non due TAEG. Istruttoria, perizia, imposta sostitutiva sul mutuo, polizze obbligatorie e spese di incasso rata restano fuori. Se le due offerte hanno spese diverse, il confronto qui favorisce quella che costa di più in spese: chiedi a entrambe le banche il TAEG e il PIES.
  • L’inflazione. Tutto è nominale. In termini reali il debito si erode da solo mentre lo paghi, e quel regalo va a chi ha la rata più bassa più a lungo: in uno scenario di rialzo, che di solito arriva insieme all’inflazione, il variabile è quindi rappresentato peggio di com’è.
  • La probabilità degli scenari. I tre percorsi sono deterministici e non hanno probabilità associate: sono «cosa succede se», non previsioni. Nessuna simulazione storica, nessuna distribuzione.
  • Il costo del salvadanaio in rosso. Quando il saldo va sotto zero, nel modello non costa nulla; nella realtà quei soldi si trovano indebitandosi a tassi ben più alti di un mutuo. Il ramo variabile è quindi rappresentato meglio di com’è.
  • Il prezzo del CAP. Il tetto sul tasso non è gratis e si paga con uno spread più alto. Se accendi il CAP devi inserire lo spread dell’offerta con il cap, altrimenti stai regalando al variabile una protezione che nella realtà costa.
  • Il tasso misto e il tasso doppio. Dipendono da finestre di opzione contrattuali che questi input non sanno rappresentare. Se l’offerta che hai davanti è di quel tipo, questo confronto non è il suo.
  • Il tetto d’usura. Il limite si ottiene «aumentando i TEGM di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali», ed è rilevato ogni trimestre per decreto del MEF: cambiando quattro volte l’anno non è cablato qui. Gli scenari di rialzo più estremi vanno letti come esercizi di stress, non come rate realmente applicabili.
  • La capienza IRPEF e le addizionali. La detrazione del 19% è assunta incassata per intero e opera solo sull’imposta erariale. Chi è incapiente ne incassa meno, in entrambi i rami.
  • Il plafond dell’art. 16-ter TUIR per chi ha stipulato dal 2025 con reddito sopra 75.000 euro: dipende da tutti gli altri oneri detraibili insieme, non solo dal mutuo, e non è stimabile da qui. Se ti riguarda, togli la spunta alla detrazione.

Prima di decidere

    Da dove vengono questi numeri

    • Definizione di tasso fisso, tasso variabile, tasso misto e tasso doppio, composizione del tasso (parametro di riferimento più spread), ammortamento alla francese e portabilità senza spese: Banca d’Italia, «Le guide della Banca d’Italia — Comprare una casa: il mutuo ipotecario in parole semplici».
    • Costo dell’opzione CAP rispetto a un variabile puro: Banca d’Italia, portale «L’economia per tutti», «Mutui: non solo tasso fisso o variabile».
    • Detrazione del 19% sugli interessi passivi del mutuo ipotecario per l’acquisto dell’abitazione principale, nel limite di 4000 euro annui di interessi complessivi da ripartire fra i cointestatari, e criterio di cassa: art. 15, comma 1, lett. b), TUIR; Agenzia delle Entrate, «Tutte le agevolazioni della dichiarazione 2026», sezione «Interessi passivi per mutui», rigo E7.
    • Detrazione spettante per intero a prescindere dal reddito complessivo: art. 15, comma 3-quater, TUIR. Riparametrazione per redditi oltre 75.000 euro sui soli mutui stipulati dal 1° gennaio 2025: art. 16-ter TUIR.
    • Formula del tasso soglia d’usura (TEGM aumentati di un quarto più quattro punti, con differenza massima di otto punti) e rilevazione trimestrale con decreto del MEF pubblicato in Gazzetta Ufficiale: art. 2, comma 4, legge 7 marzo 1996 n. 108, come modificato dal D.L. 70/2011.

    Parametri verificati il 5 settembre 2026. Questo strumento è a scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato: nessuna delle due offerte è raccomandata.

    Resta aggiornato con Finvestire

    Ogni settimana condividiamo analisi, casi di studio e idee di investimento direttamente nella tua inbox.

    Niente spam, cancellati quando vuoi.