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ETF hedged o non coperto: quale conviene davvero
Due ISIN dello stesso indice, uno «EUR Hedged» e uno no. La differenza che conta non è il TER: è il differenziale dei tassi fra le due valute, che nessuno ti mostra e che oggi vale più di dieci volte la differenza di commissione. Qui vedi quanto ti costa (o ti rende) coprire, a che punto il cambio ribalta il verdetto, e quanta parte del tuo rischio viene davvero dalla valuta.
Parametri e meccanica verificati su fonte primaria il 2 settembre 2026. Aliquote e imposta di bollo 2026.
La copertura non aumenta il rendimento atteso: riduce la varianza. I due rami hanno lo stesso indice, lo stesso capitale e lo stesso rendimento lordo in valuta locale — l’unica cosa che cambia è la copertura. Con carry e cambio a zero danno lo stesso identico risultato: il ramo coperto non è penalizzato per costruzione, perde solo ciò che paga davvero. Se qui sotto uno dei due «vince», è perché tu hai ipotizzato una direzione del cambio, e quella direzione nessuno la conosce.
Il tuo investimento
Cambiare questa voce riscrive i valori di partenza qui sotto: sono ordini di grandezza tipici della classe, da sostituire con quelli del tuo ETF.
Il carry si paga (o si incassa) ogni anno: più lungo è l’orizzonte, più pesa rispetto a qualsiasi movimento del cambio.
Il rendimento dell’indice nella sua valuta, prima di TER e cambio. È lo stesso per entrambi i rami: è l’ipotesi che rende il confronto onesto.
Un ETF World è per circa il 90% in valuta estera: la parte già in euro non si copre perché non c’è niente da coprire. A zero i due ISIN sono lo stesso prodotto.
I due ISIN
Li trovi entrambi nel KID. È la differenza che tutti guardano, ed è quasi sempre la voce piccola.
Solo per gli ETF obbligazionari governativi: su quella quota l’aliquota effettiva scende al 12,50%. Vale identica sulle due classi, quindi non sposta il confronto — sposta il netto.
Il cambio e i tassi
Valore di partenza: tasso BCE sui depositi, 2,50% dal 16 settembre 2026.
Valore di partenza: punto medio dei federal funds, 3,625%. Se copri una valuta diversa dal dollaro, cambialo.
Lo scostamento dalla parità coperta. Positivo: la copertura rende più della parità. Negativo: meno. A zero si assume che la parità valga esattamente.
Negativo = euro forte (la valuta estera si indebolisce). Positivo = euro debole. Zero è l’unica ipotesi neutra, ed è per questo che parte da lì.
Quanto forte è l’euro forte e quanto debole l’euro debole, nella tabella degli scenari.
Il rischio
Serve a dire quanta parte del rischio viene dal cambio. Il progetto non ha una fonte primaria per le serie di mercato: questi tre numeri sono tuoi, i valori di partenza sono ordini di grandezza da sostituire con quelli del KID del fondo.
Negativa = la valuta estera si rafforza quando l’attivo scende, e fa da ammortizzatore. È l’argomento serio a favore del non coprire: mettila a −0,3 e guarda cosa succede al rischio.
Netto finale — classe EUR Hedged
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Netto finale — classe non coperta
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Quanto ti costa (o ti rende) coprire, ogni anno
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Cambio di pareggio
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Il verdetto dipende tutto da una variabile che non conosci
Ogni punto è il netto finale dei due rami (dopo imposta sulla plusvalenza e bollo, liquidando tutto) sotto una diversa ipotesi di movimento annuo della valuta. La linea del ramo coperto è quasi piatta perché il cambio non la tocca: è questo, e non un numero più alto, il prodotto che la copertura vende.
I tre scenari, sullo stesso capitale
| Scenario di cambio | EUR Hedged | Non coperta | Differenza |
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Tutti i valori sono netti a fine orizzonte, la stessa grandezza dei due riquadri in alto e del grafico: imposta sulla plusvalenza e imposta di bollo già sottratte, nell’ipotesi che tu liquidi tutto l’ultimo giorno. «Differenza» è il netto della classe coperta meno quello della non coperta.
Quanta parte del rischio viene dal cambio
Volatilità annua dei due rami, dalle tre grandezze che hai inserito nel pannello «Il rischio». Non è una misura storica e non viene da nessuna serie di mercato: è l’algebra della varianza di una somma applicata alle tue ipotesi.
Da dove arriva la differenza, sul tuo scenario
| Voce | EUR Hedged | Non coperta |
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Anno per anno
| Anno | Cambio (base 100) | Hedged lordo | Hedged netto | Non coperta lordo | Non coperta netto | Differenza netta |
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«Cambio» è l’indice della valuta estera contro l’euro, base 100 alla partenza: sotto 100 significa euro forte. «Lordo» è il valore di mercato prima di vendere; «netto» è quanto ti resta liquidando tutto quel giorno, cioè lordo meno imposta sulla plusvalenza maturata meno bollo pagato fino a lì. È la stessa grandezza usata ovunque in questa pagina.
Le fonti e le norme applicate
Il costo della copertura è il differenziale dei tassi, non il TER
La parità coperta dei tassi d’interesse lega il cambio a termine a quello a pronti: il rapporto fra i due è pari al rapporto fra i fattori di capitalizzazione delle due valute. Chi vende a termine una valuta che rende più dell’euro rinuncia ogni anno a quel differenziale, e chi ne vende una che rende meno lo incassa. Non è una commissione applicata da qualcuno: è il prezzo di mercato della certezza, e non compare in nessun documento del fondo.
Fonte: Bank for International Settlements, Quarterly Review, settembre 2016, «Covered interest parity lost: understanding the cross-currency basis» (Borio, McCauley, McGuire, Sushko)
La base di swap: lo scostamento dalla parità, che qui parte da zero
La parità coperta non vale esattamente. Lo scarto si chiama base ed è «l’ammontare di cui l’interesse pagato per prendere a prestito una valuta scambiandola contro un’altra differisce dal costo di prenderla a prestito direttamente sul mercato monetario»; dal 2007 è stabilmente diverso da zero. Nel tool è un campo firmato con valore iniziale zero: il suo segno per chi copre dollari in euro dipende dalla convenzione di quotazione e dal momento di mercato, e cablare una direzione non verificabile oggi sarebbe peggio che dichiarare l’ipotesi.
Fonte: Bank for International Settlements, Quarterly Review, settembre 2016, stesso studio
La copertura è imperfetta per costruzione: il nozionale è fisso
Gli indici coperti vendono a termine ogni valuta estera contro la valuta di riferimento al cambio a un mese dell’ultimo giorno lavorativo del mese, e «l’importo coperto resta costante per tutto il mese: non viene aggiustato per i movimenti di prezzo dei titoli». Conseguenza pratica che nessuno racconta: il rendimento maturato dentro il mese resta scoperto. Il modello la riproduce, e non l’approssima via.
Fonte: MSCI, «MSCI Hedged Indexes / MSCI Daily Hedged Indexes», Index Methodology
Le due classi hanno la stessa fiscalità: 26%, senza differenze
Sono entrambe quote di OICVM armonizzati. I proventi sono redditi di capitale tassati al 26%, con la quota riferibile a titoli pubblici italiani ed esteri white list assoggettata alla ritenuta nel limite del 48,08% del suo ammontare, cioè al 12,50% effettivo. Nessuna delle due classi ha un vantaggio fiscale sull’altra: la fiscalità non è un criterio di scelta qui, e chi te la presenta come tale sta vendendo qualcosa.
Fonte: art. 3 commi 1 e 12 D.L. 24 aprile 2014 n. 66 (conv. L. 89/2014); Agenzia delle Entrate, Circolare 19/E del 27 giugno 2014, par. 5.1
La valuta di quotazione dell’ISIN non è il rischio di cambio
È l’equivoco più diffuso della materia. I corrispettivi in valuta estera si convertono al cambio del giorno in cui sono percepiti o sostenuti, e lo stesso criterio vale per il calcolo delle plusvalenze: la base imponibile è sempre in euro. Comprare la classe non coperta quotata in euro invece che in dollari non toglie un grammo di rischio di cambio, perché la valuta che conta è quella degli attivi dentro al fondo, non quella scritta accanto al prezzo.
Fonte: art. 9 comma 2 TUIR, richiamato dall’art. 68 TUIR per le plusvalenze
Imposta di bollo sul dossier: 0,20% l’anno, su entrambe
Si applica ogni anno sul valore di rendicontazione del deposito titoli, identica per le due classi. Nessun importo minimo e, per le persone fisiche, nessun massimo. Non cambia il verdetto, ma è contata in entrambi i rami perché il netto finale sia quello vero.
Fonte: art. 9 della Tariffa, Parte I, Allegato 3 al D.Lgs. 1 agosto 2025 n. 123 (Testo Unico dei tributi indiretti diversi dall’IVA), in vigore dall’1.1.2026
Da dove vengono i tassi di partenza (2,50% e 3,625%)
Il primo è il tasso sui depositi presso la BCE, in vigore dal 16 settembre 2026. Il secondo è il punto medio dell’intervallo obiettivo dei federal funds, 3,50%–3,75%, in vigore dal 11 dicembre 2025. Sono valori di partenza, non costanti del calcolo: sono tassi di politica monetaria, mentre i forward incorporano i tassi del mercato monetario, che se ne discostano di poco ma non coincidono. Se copri una valuta diversa dal dollaro, il secondo campo va cambiato.
Fonte: BCE, «Key ECB interest rates» (decisione del 10 settembre 2026: i tre tassi salgono di 25 punti base, deposito 2,50%, rifinanziamento principale 2,65%, rifinanziamento marginale 2,90%); Federal Reserve, «Open Market Operations»: intervallo obiettivo 3,50%–3,75% dall’11 dicembre 2025, confermato dall’Implementation Note del 29–30 luglio 2026
Cosa questo calcolo NON include
Ogni voce indica anche in quale direzione sposta il risultato, così sai da che parte sbaglia.
- La volatilità del cambio: qui la valuta si muove di una deriva costante: SOVRASTIMA la leggibilità del confronto, non uno dei due rami in particolare. Nella realtà il cambio arriva a strappi, e chi vende dopo due anni di euro fortissimo dentro un decennio piatto ottiene un risultato che qui non si vede. È il motivo per cui il tool mostra una curva di sensibilità invece di un numero solo: la deriva media non è il rischio.
- Una sola valuta estera con un solo tasso: nessuna direzione univoca. Un ETF World ha dollaro, yen, sterlina, franco e altre, ognuna col proprio differenziale contro l’euro: il carry vero è la media pesata di tutti, e può essere sensibilmente diverso da quello del solo dollaro.
- Tassi e base di swap costanti per tutto l’orizzonte: nessuna direzione univoca, ma è l’ipotesi più forte del modello. Il differenziale BCE–Fed di oggi non è quello dei prossimi vent’anni: il carry che paghi o incassi cambierà, e il tool ti dice cosa succede col differenziale di oggi, non con quello futuro.
- La base di swap parte da zero, cioè si assume che la parità coperta valga esattamente: nessuna direzione dichiarabile senza inventare un numero. Se nella realtà la base ti è favorevole il ramo coperto qui è sottostimato, se ti è sfavorevole è sovrastimato: è un campo modificabile proprio per questo.
- Il tracking error della copertura oltre al TER, e lo spread denaro-lettera: SOTTOSTIMA i costi del ramo coperto. Replicare una copertura rolling ha un costo di esecuzione che non finisce nel TER, e la classe coperta è quasi sempre la meno scambiata delle due, quindi con lo spread più largo.
- Le commissioni di negoziazione e di deposito del broker: sottostima i costi di entrambi i rami in ugual misura: sono gli stessi due ISIN sullo stesso conto, quindi si annullano nel confronto e non cambiano il verdetto.
- La compensazione delle minusvalenze e lo zainetto fiscale: nessuna direzione sul confronto. Le plusvalenze su ETF armonizzati sono redditi di capitale e non si compensano con le minusvalenze pregresse, in nessuna delle due classi: una minusvalenza finale qui non genera alcun credito d’imposta.
- L’inflazione: sovrastima entrambi i rami nella stessa misura. Tutti i numeri sono in euro nominali: il potere d’acquisto finale è più basso di quello che leggi, ma la differenza fra le due classi non cambia.
- La copertura parziale e le classi a copertura dinamica: non modellate. Qui la classe coperta copre il 100% dell’esposizione valutaria; esistono prodotti che coprono una quota fissa o variabile, e il loro risultato sta fra i due rami che vedi.
Questo strumento è materiale informativo, non consulenza finanziaria né fiscale. Le aliquote e l’imposta di bollo sono quelle in vigore nel 2026; i tassi delle due valute e la base di swap cambiano in continuazione e vanno riletti sulle fonti delle rispettive banche centrali prima di prendere una decisione. Nessun numero di questa pagina è una previsione sul cambio.