Lavoro

Due offerte di lavoro a confronto

«Mi offrono 3.000 € lordi in più ma perdo i buoni pasto e il fondo pensione aziendale: ci guadagno?» La RAL è l’unico numero che le due offerte hanno in comune, ed è anche il più tassato. Qui i due pacchetti vengono messi sullo stesso piano.

Un euro di RAL in più non arriva mai intero: se ne va in contributi, IRPEF, addizionali, e per certi redditi anche in detrazioni che si riducono man mano che il reddito sale. Un euro di benefit esente non paga nulla di tutto questo. È il motivo per cui il confronto fra due RAL non risponde alla domanda: nella fascia in cui vive la maggior parte dei lettori, mille euro di welfare valgono quasi duemila euro di RAL lorda.

Il numero di testata non è quindi la differenza di netto ma la RAL equivalente: quanto lordo dovrebbe offrirti un’azienda che non ti dà un solo benefit, per lasciarti in mano lo stesso valore. È il modo di confrontare un pacchetto con quello che hai in testa, cioè una cifra lorda.

Due regole tengono onesto il conto. Il contributo del datore al fondo pensione si conta in tutte e due le offerte, anche dove vale zero: contarlo solo dove c’è farebbe vincere per costruzione chi ce l’ha. E quel contributo resta separato dal valore spendibile, perché è denaro vincolato fino alla pensione e tassato con regole sue all’uscita: sommarlo alla cassa di quest’anno darebbe un verdetto che confonde due cose diverse.

Fringe benefit: è tutto o niente

Soglia 1.000 € / 2.000 €

Auto aziendale a uso promiscuo, buoni acquisto, rimborso di bollette o affitto: sotto la soglia non pagano nulla, sopra la soglia diventa imponibile l’intero importo, non la sola eccedenza. Un pacchetto da 1.001 € vale meno di uno da 1.000 €.

Art. 1 c. 390-391 L. 207/2024; AdE circolare 4/E del 16 maggio 2025

Buoni pasto: solo l’eccedenza

10 € elettronici, 4 € cartacei

Qui la regola è l’opposto: se il buono vale più del limite giornaliero, è imponibile solo la parte in più. E il limite dei buoni elettronici è salito a 10 € dal 2026, mentre quello dei cartacei è fermo a 4 €: due buoni dello stesso valore facciale non valgono la stessa cosa.

Art. 51 c. 2 lett. c) TUIR, come modificato dall’art. 1 c. 14 L. 199/2025

Fondo pensione: un plafond solo

5.300 € l’anno

Il contributo del datore non è tassato, ma consuma lo stesso tetto di deducibilità dei tuoi versamenti volontari: dal 2026 sono 5.300 € in tutto, non uno a testa. Ed è denaro vincolato fino alla pensione, non cassa di quest’anno.

Art. 8 c. 4 D.Lgs. 252/2005, come modificato dall’art. 1 c. 201 L. 199/2025

Quello che non cambia fra le due offerte

Queste voci dipendono da te, non dall’azienda: restano identiche nei due rami, così non falsano il confronto.

Quello che versi tu, non l’azienda. Consuma lo stesso plafond di 5.300 € del contributo del datore.

Aliquota piatta: molte Regioni usano scaglioni. La trovi sul tuo cedolino.

Da 0 a 0,8% nella quasi totalità dei Comuni.

Vale se lo dichiari al datore indicando il codice fiscale dei figli, e spetta per intero a ciascun genitore.

Offerta A

A parità di RAL, 14 mensilità non sono più soldi di 13: cambiano solo l’importo di ogni busta. Servono a confrontare i due netti mensili, non i due totali.

Buoni pasto

Solo i giorni in cui il buono spetta davvero: cinque giorni in sede per 44 settimane fanno ~220, con due giorni di lavoro da casa scendono a ~132. È la differenza che vale più di molti aumenti.

Auto aziendale a uso promiscuo, buoni acquisto e carburante, rimborso di utenze domestiche, affitto o interessi del mutuo sulla prima casa. Attenzione alla soglia: sopra, si tassa tutto.

Asilo nido e rette scolastiche, assistenza a familiari anziani, sanità integrativa, palestra e ricreazione: fuori dal plafond dei fringe benefit e senza tetto in euro. Se invece il credito welfare si può convertire in buoni acquisto, quella parte va scritta nel campo sopra.

Zero se l’azienda non ha un fondo o se non ci versa nulla. Il contratto lo calcola di solito sulla retribuzione utile ai fini del TFR, che è vicina alla RAL ma non identica.

Offerta B

A parità di RAL, 14 mensilità non sono più soldi di 13: cambiano solo l’importo di ogni busta. Servono a confrontare i due netti mensili, non i due totali.

Buoni pasto

Solo i giorni in cui il buono spetta davvero: cinque giorni in sede per 44 settimane fanno ~220, con due giorni di lavoro da casa scendono a ~132. È la differenza che vale più di molti aumenti.

Auto aziendale a uso promiscuo, buoni acquisto e carburante, rimborso di utenze domestiche, affitto o interessi del mutuo sulla prima casa. Attenzione alla soglia: sopra, si tassa tutto.

Asilo nido e rette scolastiche, assistenza a familiari anziani, sanità integrativa, palestra e ricreazione: fuori dal plafond dei fringe benefit e senza tetto in euro. Se invece il credito welfare si può convertire in buoni acquisto, quella parte va scritta nel campo sopra.

Zero se l’azienda non ha un fondo o se non ci versa nulla. Il contratto lo calcola di solito sulla retribuzione utile ai fini del TFR, che è vicina alla RAL ma non identica.

Valore spendibile in un anno

Netto in busta più i benefit ricevuti, contati al valore facciale. Non comprende il fondo pensione.

RAL equivalente, senza un solo benefit

Capitale versato al fondo pensione

Datore più il tuo versamento, al lordo dell’imposta all’uscita (dal 15% al 9%). Vincolato fino alla pensione: per questo è tenuto fuori dalle altre due caselle.

Di cosa è fatto il valore spendibile

Tutte le voci sono grandezze già nette d’imposta: il netto in busta lo è per costruzione, i benefit perché l’eventuale imposta sulla parte imponibile è già stata sottratta dal netto. Il fondo pensione non compare qui.

Quanto lordo varrebbe ogni pacchetto

Due grandezze lorde a confronto: la RAL scritta sull’offerta e la RAL che servirebbe a un’azienda senza benefit per lasciarti lo stesso valore spendibile.

Il conto, riga per riga

Cosa questo calcolo non include, e da che parte sbaglia

Ogni voce dice anche in quale direzione distorce il risultato, così sai se stai leggendo un numero prudente o ottimista.

L’aliquota aggiuntiva INPS dell’1% e il massimale contributivo

Sovrastima il netto delle RAL alte

Sulla quota di retribuzione oltre la prima fascia di retribuzione pensionabile il lavoratore paga un 1% in più (art. 3-ter D.L. 384/1992), e chi è iscritto dal 1996 ha un massimale contributivo. Il valore 2026 di quelle soglie non è stato verificato sulla fonte primaria, quindi non è stato messo nel calcolo: sopra i 55-56.000 € di RAL il netto che leggi è più alto del reale, al massimo dell’1% della parte eccedente. Agisce quasi allo stesso modo sulle due offerte, quindi sposta poco il confronto.

Le detrazioni per familiari a carico e per oneri

Sottostima il netto di tutti e due i rami

Coniuge e figli a carico (art. 12 TUIR), spese sanitarie, interessi del mutuo, previdenza integrativa già dedotta altrove: dipendono dalla tua situazione, non dall’offerta, e sono identiche nelle due colonne. Il netto assoluto che leggi è più basso di quello che avrai davvero, ma la differenza fra A e B resta quella.

Le addizionali a scaglioni

Dipende dal tuo Comune

Molte Regioni applicano aliquote diverse per scaglione e molti Comuni prevedono soglie di esenzione. Qui sono due aliquote piatte che scrivi tu: mettile alte se non le conosci, così il netto non risulta gonfiato.

La tassazione del fondo pensione all’uscita

Il capitale è mostrato al lordo

La prestazione sconta un’imposta sostitutiva del 15%, che scende di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo fino al 9% (art. 11 c. 6 D.Lgs. 252/2005), e nel frattempo il capitale rende. Nessuna delle due cose è modellata: è il motivo per cui il contributo del datore è tenuto fuori dal numero di testata e mostrato a parte.

TFR, premi di risultato, superminimi e scatti

Neutro o a favore di chi li ha

Il TFR matura sulla stessa base nelle due offerte a parità di RAL, quindi non sposta il confronto. I premi di risultato detassati al 5%, i piani di stock option e gli scatti di anzianità dipendono da accordi aziendali che due offerte scritte non permettono di confrontare: se ce n’è uno solo da una parte, è una voce che devi pesare fuori da qui.

Tutto quello che non è denaro

Non è nel conto e spesso conta di più

Pendolarismo, giorni di smart working, ore reali, formazione, stabilità dell’azienda, cosa impari. Questo strumento risponde soltanto alla domanda «quanto vale in euro»: è la parte che si può calcolare, non è la parte che decide.

Da dove vengono i numeri

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