Protezione
Di quanto capitale ha bisogno la tua famiglia
Il fondo di emergenza copre l’imprevisto temporaneo, non la perdita definitiva di un reddito da cui dipendono altre persone. Qui si calcola il fabbisogno, anno per anno: quanto manca davvero, non «dieci volte il reddito».
La regola del pollice — 10 volte il reddito — sbaglia in tutte e due le direzioni, e non si sa mai in quale. Sovrastima chi ha già un patrimonio, un coniuge che lavora e nessun debito. Sottostima chi ha un mutuo grosso, figli piccoli e un reddito solo. Il conto giusto parte dall’altra parte: quanto spende la famiglia, per quanti anni, e con quali entrate. La differenza, anno per anno, è il buco che il capitale deve chiudere.
Tre correzioni che quasi nessuna simulazione fa. Chi muore smette anche di consumare: le spese del nucleo che resta non sono quelle di prima, e lasciarle intatte gonfia il risultato di un quarto abbondante. Il capitale non sta fermo: viene investito mentre lo si consuma, quindi ne serve meno della somma aritmetica delle spese — ma il vincolo è che non finisca mai prima del tempo, non che chiuda in pari alla fine, perché un avanzo del ventesimo anno non paga un disavanzo del terzo. E tutto è in euro di oggi: le spese crescono con l’inflazione, il capitale rende al netto dell’inflazione, così il numero che leggi è confrontabile con il tuo stipendio di adesso.
Questo strumento calcola il fabbisogno, non il premio, e non confronta compagnie. Se hai già un preventivo puoi scriverlo in fondo: ti dirà quanto costa al netto della detrazione e quanti anni servirebbero per mettere da parte da solo lo stesso capitale. Non ti dirà se è un buon prezzo.
Il capitale è esente IRPEF
Arriva netto
Per una temporanea caso morte l’esenzione è totale: il numero calcolato qui è già quello spendibile e non va lordizzato.
Art. 34 c. 5 D.P.R. 601/1973
Non entra nell’asse ereditario
Niente imposta di successione
Va al beneficiario indicato in polizza per diritto proprio, non passa dalla successione e arriva prima del resto del patrimonio.
Art. 12 c. 1 lett. c) D.Lgs. 346/1990
Il premio si detrae, ma poco
Tetto di 530 €
19% su un massimo di 530 € di premio annuo: al massimo 100,70 € di imposta risparmiata. Sopra il tetto, nulla.
Art. 15 c. 1 lett. f) TUIR
Quanto spende la famiglia
Quello che esce davvero dal conto in un anno, al netto delle imposte. Il mutuo si indica più sotto, perché va trattato a parte.
Cibo, trasporti, vestiti, telefono della persona che manca. È la correzione che quasi nessuna simulazione fa: senza, il fabbisogno è gonfiato di un quarto.
Di solito: fino all’indipendenza dell’ultimo figlio, o fino alla pensione di chi resta. Oltre quel punto la protezione non serve più e la polizza costa comunque.
Cosa entra comunque
Zero se non lavora. Se pensi che tornerebbe a lavorare, scrivi quello che guadagnerebbe: è un’assunzione, e va fatta consapevolmente.
Non entra nel calcolo del fabbisogno: serve solo a mostrare accanto al risultato quanto direbbe la regola del pollice, sugli stessi dati.
La pensione ai superstiti
Attenzione: non la pensione che prenderebbe a 67 anni, ma quella maturata sui contributi già versati. Se non la conosci lascia zero: il capitale che esce sarà più alto del necessario, mai più basso.
Pensione ai superstiti: — lordi l’anno, — netti con l’aliquota che hai indicato. Solo il netto entra nel calcolo.
Debiti e spese una tantum
Se sul mutuo c’è già una polizza della banca, quel capitale va scritto sotto, fra le coperture esistenti: altrimenti lo conti due volte.
Funerale, pratica di successione, imposte sul resto del patrimonio. Il capitale della polizza non ci rientra, ma la casa e i conti sì.
Gli studi dei figli
Quello che avete già
Nel secondo campo vanno anche le coperture che non hai comprato tu: quella del contratto collettivo, quella legata al mutuo, quella del fondo pensione. Molti scoprono di essere già assicurati per una parte.
Ipotesi
Rendimento reale usato per attualizzare: —. È la variabile più sensibile del conto: se chi resta lascia tutto sul conto corrente, il reale è negativo e il capitale calcolato qui non basta.
Hai già un preventivo?
Lascia zero se non hai ancora un preventivo: il calcolo del capitale non cambia.
Capitale da assicurare
—
Fabbisogno ricorrente
—
Il capitale che serve per i soli flussi annuali, senza debiti e spese immediate.
Uscite immediate
—
Mutuo da estinguere, altri debiti e spese una tantum, tutte al giorno zero.
Risorse già disponibili
—
Liquidità, investimenti e coperture già in essere: si sottraggono dal fabbisogno.
La regola del pollice, sugli stessi dati
Entrambi i numeri sono un capitale in euro di oggi, esente da imposte: sono confrontabili voce per voce.
10 volte il reddito netto
—
Fabbisogno calcolato
—
Il buco, anno per anno
Tutte e due le serie sono in euro di oggi e al netto delle imposte: fabbisogno del nucleo rimasto contro entrate del nucleo rimasto. Nessuna serie è lorda.
Come si consuma il capitale
Il premio che ti hanno proposto
Anno per anno
Ogni importo è in euro di oggi e già al netto delle imposte. «Fabbisogno» comprende spese del nucleo rimasto, studi e rata del mutuo se hai scelto di continuare a pagarla; «entrate» comprende reddito di chi resta e pensione ai superstiti netta. Il saldo del fondo è quello che resterebbe assicurando esattamente il capitale calcolato.
| Anno | Spese nucleo | Studi | Rata mutuo | Fabbisogno | Entrate | Buco | Saldo del fondo |
|---|
Cosa questo calcolo non include
- La riduzione per cumulo della pensione ai superstiti Sottostima il capitale Se chi resta ha redditi propri sopra le soglie della tabella F e nel nucleo non ci sono figli minori, studenti o inabili, la pensione ai superstiti viene tagliata del 25%, 40% o 50%. Il modello non applica il taglio, quindi in quel caso conta risorse che non arriveranno e il capitale che serve è più alto di quello che leggi.
- L’IRPEF esatta sulla pensione ai superstiti Dipende da te La pensione ai superstiti è reddito imponibile. Il tool la calcola lorda dalle aliquote INPS e la porta a netto con l’aliquota media che indichi tu: è una tua ipotesi, non un calcolo del tool. Se la metti troppo bassa, sopravvaluti le risorse e sottovaluti il capitale.
- L’invalidità permanente e la non autosufficienza Fuori perimetro In età lavorativa sono più probabili del decesso e costano di più, perché tolgono il reddito senza togliere il consumo — anzi, lo aumentano. Servono coperture diverse, con tetti di detrazione diversi. Questo calcolo non le riguarda e non va usato per dimensionarle.
- Il premio della polizza Non è un numero che possiamo darti Dipende da età, stato di salute, fumo, professione, sport praticati e durata: una compagnia lo determina con un questionario sanitario. Se hai già un preventivo in mano puoi scriverlo nel riquadro apposito, ma il tool ti dirà quanto ti costa, non se è un buon prezzo — e non confronta compagnie, perché quella sarebbe una recensione di prodotto.
- Il capitale decrescente Sovrastima il costo, non il capitale Il fabbisogno che vedi è quello di oggi e si riduce ogni anno che passa, perché l’orizzonte si accorcia e il mutuo si ammortizza: il grafico del fondo lo mostra. Una temporanea a capitale decrescente costa meno di una a capitale costante proprio per questo. Il calcolo dimensiona il capitale iniziale, non sceglie la forma della polizza.
- Il TFR e la liquidazione maturata Sottostima le risorse Il TFR maturato viene liquidato agli aventi diritto e non è contato in automatico: se lo conosci, sommalo alla voce «liquidità e investimenti». Non contarlo rende il risultato prudente, non sbagliato.
- Il rendimento reale è un’ipotesi, non una promessa Può andare in entrambe le direzioni Il capitale che serve dipende da quanto rende mentre viene consumato. Se chi resta lo lascia sul conto corrente, il rendimento reale è negativo e il capitale calcolato con il 4% nominale non basta. Se lo investe in azionario, il rendimento atteso è più alto ma può arrivare un anno negativo proprio quando serve prelevare.
- L’art. 16-ter TUIR e l’incapienza Sovrastima la detrazione Chi ha reddito complessivo sopra 120.000 euro vede la detrazione ridursi, e sopra 240.000 euro sparire; dal 2025 sopra 75.000 euro c’è anche un plafond complessivo sugli oneri detraibili. Chi ha imposta lorda insufficiente non la incassa affatto. In tutti questi casi spegni l’interruttore della detrazione: il premio netto sale di poco, il capitale non cambia.
Da dove vengono questi numeri
Il capitale arriva esente da IRPEF
«I capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita, a copertura del rischio demografico, sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche.» E l’Agenzia precisa: «nel caso di contratti di assicurazione “temporanea caso morte”, i cui premi sono finalizzati interamente alla copertura del rischio demografico, si applica la totale esenzione dall’Irpef di quanto corrisposto ai beneficiari». È il motivo per cui il numero che leggi qui sopra non va lordizzato: è già quello spendibile.
Art. 34 c. 5 D.P.R. 601/1973, come modificato dalla legge 190/2014; AdE, risposta n. 20 del 13 gennaio 2022, che richiama la circolare 8/E del 1° aprile 2016
E non paga imposta di successione
«Non concorrono a formare l’attivo ereditario: (…) le indennità spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto.» Il capitale va al beneficiario indicato in polizza, non passa dall’asse ereditario e non entra nella dichiarazione di successione.
Art. 12 c. 1 lett. c) D.Lgs. 346/1990, testo vigente dal 25 novembre 2014
Nelle polizze miste l’esenzione vale solo a metà
Sempre la stessa fonte: «nel caso delle cosiddette polizze vita “miste”, è esente dall’Irpef il capitale erogato a copertura del “rischio demografico”, mentre la parte restante della prestazione corrisposta sarà imponibile in capo ai beneficiari». Questo tool parla solo di temporanee caso morte: se ti propongono un prodotto che «alla scadenza ti restituisce i premi», non stai guardando la stessa cosa.
AdE, risposta n. 20 del 13 gennaio 2022; circolare 8/E del 2016
Il premio si detrae, ma solo fino a 530 euro
Sono detraibili dall’IRPEF, nella misura del 19%, i premi delle polizze che coprono il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5%, su un massimo di 530 euro di premio all’anno: al massimo 100,70 euro di imposta risparmiata. Sopra quel tetto ogni euro di premio in più non porta un centesimo di detrazione, quindi il vantaggio fiscale non è mai un buon argomento per assicurarsi di più.
Agenzia delle Entrate, «La detrazione per le polizze assicurative»; art. 15 c. 1 lett. f) TUIR
Le altre due soglie, che non sono questa
Il limite sale a 750 euro per le polizze che coprono il rischio di morte a tutela di persone con disabilità grave ai sensi dell’art. 3 c. 3 della legge 104/1992, ed è di 1291,14 euro — al netto dei premi per morte e invalidità — per le polizze contro il rischio di non autosufficienza. Il calcolo qui usa solo il primo tetto: è quello della temporanea caso morte.
Agenzia delle Entrate, «La detrazione per le polizze assicurative»
Condizioni per detrarre, che quasi nessuno verifica
La detrazione spetta se «l’impresa di assicurazione non ha la possibilità di recedere dal contratto», e dal 2020 «a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale o mediante altri sistemi di pagamento tracciabili». Spetta per intero fino a 120.000 euro di reddito complessivo, decresce oltre e si azzera a 240.000 euro.
Agenzia delle Entrate, «La detrazione per le polizze assicurative»; art. 15 c. 3-bis TUIR
Quanto dà l’INPS ai superstiti
«Le aliquote di reversibilità sono stabilite nelle seguenti misure: coniuge solo: 60%; coniuge e un figlio: 80%; coniuge e due o più figli: 100%.» E «se gli aventi diritto sono soltanto i figli (…): un figlio: 70%; due figli: 80%; tre o più figli: 100%». La percentuale si applica alla pensione «già liquidata o spettante all’assicurato deceduto», non allo stipendio.
INPS, scheda «Pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità», aggiornata al 12 giugno 2026
Ma prima serve il requisito contributivo
Se chi manca non era ancora pensionato si parla di pensione indiretta, ed è «riconosciuta in caso di: perfezionamento di 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva; cinque anni di anzianità assicurativa e contributiva (di cui almeno tre anni nei cinque anni precedenti la data del decesso)». Chi ha iniziato a lavorare da poco può non averlo: è il caso in cui il buco è più largo, non più stretto.
INPS, scheda citata
La pensione ai superstiti può essere ridotta dai redditi di chi resta
Gli importi «sono cumulabili con i redditi del beneficiario (coniuge, genitori fratelli e sorelle), nei limiti di cui alla tabella F della legge 8 agosto 1995, n. 335»: le riduzioni sono del 25%, 40% e 50% oltre soglie di reddito aggiornate ogni anno. Ma «i limiti di cumulabilità non si applicano nel caso in cui il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili», che è la situazione tipica di chi usa questo tool. Qui la riduzione non è applicata: vedi il riquadro sulle esclusioni.
INPS, scheda citata; Corte Costituzionale, sentenza n. 162/2022
Parametri verificati su fonte primaria il 7 settembre 2026. Questo strumento non è consulenza finanziaria, fiscale né assicurativa, e non dimensiona coperture per invalidità o non autosufficienza. Prima di firmare, leggi il set informativo e verifica esclusioni, carenze e questionario sanitario: una dichiarazione inesatta può costare la prestazione proprio quando serve.