· Team Finvestire  · 7 min read

#17 Gli errori più comuni di chi inizia a investire (e come evitarli)

Il motivo per cui la maggior parte degli investitori perde non è il mercato, è il proprio comportamento. Scopri gli errori più comuni di chi inizia ad investire e che possono costare molto caro

Il motivo per cui la maggior parte degli investitori perde non è il mercato, è il proprio comportamento. Scopri gli errori più comuni di chi inizia ad investire e che possono costare molto caro

Investire è una delle cose più importanti che puoi fare per il tuo futuro. Ma è anche un territorio dove le buone intenzioni si scontrano spesso con istinti che, nella vita di tutti i giorni, funzionerebbero benissimo, mentre in finanza possono costarti caro.

In questo articolo abbiamo raccolto i sei errori più frequenti commessi da chi si avvicina al mondo degli investimenti per la prima volta. Non per spaventarti, ma per darti gli strumenti per riconoscerli e aggirarli.

Errore n.1: Aspettare il momento giusto per entrare

È forse l’errore più comune, e anche il più comprensibile. L’idea è semplice: aspetto che i mercati scendano un po’, poi entro. Sembra logico ma è quasi sempre controproducente.

Il problema è che nessuno — nessun gestore di fondi, nessun analista, nessun algoritmo — sa con certezza quando i mercati toccheranno il minimo. E mentre aspetti, il mercato potrebbe continuare a salire senza che tu ne abbia preso parte.

“Il tempo nel mercato batte il timing del mercato.” — un principio ripetuto fino alla noia, ma supportato da decenni di dati. La strategia più efficace per chi inizia si chiama Piano di Accumulo del Capitale (PAC): investi una cifra fissa ogni mese indipendentemente da dove si trovano i mercati, automaticamente e senza stress.

Come evitarlo: Inizia subito con una cifra che puoi permetterti di investire regolarmente. Non aspettare la condizione perfetta — non arriverà mai.

Errore n.2: Vendere quando i mercati scendono

I mercati scendono, è fisiologico. Una correzione del 10-20% avviene mediamente ogni 1-2 anni; un mercato ribassista vero e proprio ogni 5-7 anni. Non è una catastrofe, è una caratteristica normale del sistema.

Eppure, quando vedi il tuo portafoglio perdere il 15% in poche settimane, ogni istinto ti urla di uscire. Di “mettere al sicuro” quello che resta. È la reazione umana più naturale del mondo… ed è esattamente quello che rovina i rendimenti di lungo periodo.

Chi ha venduto durante il crollo di marzo 2020 ha cristallizzato le perdite. Chi ha mantenuto la rotta, o addirittura comprato, ha visto il mercato recuperare e superare i massimi precedenti in pochi mesi. Vendere in perdita trasforma una perdita temporanea in una perdita reale. Il mercato può recuperare; il tuo conto no, se nel frattempo sei uscito.

Come evitarlo: Prima di investire, chiediti: riuscirò a non toccare questi soldi per 5-10 anni anche se perdessero il 30%? Se la risposta è no, ricalibrare l’orizzonte temporale o la quota azionaria.

Errore n.3: Controllare il portafoglio ogni giorno

Hai appena investito i tuoi risparmi. È normale voler sapere come stanno andando. Il problema è che controllare troppo spesso non ti dà informazioni utili, ti espone solo a rumore.

In un giorno qualunque, un portafoglio diversificato ha circa il 50% di probabilità di essere in positivo e il 50% in negativo. Controllando ogni giorno, vedrai fluttuazioni continue che non significano nulla per il lungo periodo, ma che creano ansia, FOMO e impulsi ad agire.

Uno studio ha dimostrato che gli investitori che guardano il portafoglio più frequentemente tendono a prendere più decisioni e quasi sempre queste vanno a scapito dei rendimenti. Gli investimenti di lungo periodo vanno monitorati, non sorvegliati. C’è una differenza sostanziale.

Come evitarlo: Fissa una cadenza ragionevole: una volta al mese o una volta al trimestre. Per i PAC su ETF anche una volta ogni sei mesi può essere sufficiente.

Errore n.4: Investire senza un piano scritto

Molte persone iniziano a investire con un’idea vaga in testa: “voglio far crescere i miei risparmi”. Ma senza un piano scritto, le decisioni vengono prese in base all’umore del momento, e il mercato è molto bravo a mettere alla prova il tuo umore.

Un piano di investimento non deve essere complicato. Deve rispondere a poche domande fondamentali: per cosa sto investendo? Quando avrò bisogno di questi soldi? Quanto rischio sono disposto a tollerare? Come ribilancio il portafoglio nel tempo?

Scrivere il piano ha un effetto psicologico preciso: ti ancora alle decisioni prese a mente fredda, anche quando i mercati ti vorrebbero far decidere a mente calda. Il piano non è deve essere necessariamente immutabile, puoi aggiornarlo quando cambiano le tue circostanze, ma deve esistere.

Come evitarlo: Prima di investire dedica del tempo a scrivere la tua “Investment Policy Statement” personale: obiettivo, orizzonte temporale, allocazione target (es. 80% azionario / 20% obbligazionario) e regole di ribilanciamento.

Errore n.5: Ignorare i costi

I costi degli investimenti sembrano piccoli. Un TER (Total Expense Ratio) dell’1,5% su un fondo non sembra gran cosa. Su un orizzonte di 20-30 anni, però, può letteralmente dimezzare il tuo capitale finale rispetto a un prodotto equivalente con un TER dello 0,10-0,20%.

Questo è il potere (negativo) del compounding applicato ai costi: ogni euro che va in commissioni è un euro che non cresce negli anni successivi. I costi si pagano ogni anno, indipendentemente dalla performance.

Un fondo attivo con TER 2% deve battere il mercato di 2 punti percentuali ogni anno solo per pareggiare un ETF passivo a basso costo. La ricerca mostra che la maggior parte non ci riesce nel lungo periodo.Oltre al TER, attenzione ai costi di transazione, ai costi di custodia del broker e alle eventuali commissioni di performance.

Come evitarlo: Prima di acquistare qualsiasi strumento finanziario, cerca il documento KIID (o KID) e controlla il TER. Per ETF indicizzati, punta a costi inferiori allo 0,25% annuo. Calcola concretamente quanto ti costano i costi nel lungo periodo con il Calcolatore Impatto Commissioni.

Errore n.6: Non diversificare abbastanza

Investire tutto su una singola azienda, un singolo settore o un singolo paese è come scommettere su un unico numero alla roulette. Potrebbe andar benissimo oppure potresti perdere tutto, o quasi, per ragioni che non potevi prevedere.

La diversificazione è uno strumento fondamentale per ridurre il rischio. Non vieni premiato per il rischio specifico di una singola azione, ma solo per il rischio di mercato generale. Concentrare il portafoglio significa assumerti rischi specifici, per cui non verrai compensato.

Un ETF su un indice globale come MSCI World contiene oltre 1.400 aziende di 23 paesi. Con un solo strumento e pochi euro al mese, hai accesso alle più grandi aziende del pianeta. Nota bene: diversificare vuol dire diversificare per asset class (azioni, obbligazioni, liquidità), per area geografica (non solo Europa o solo USA), per settore e, idealmente, per valuta.

Come evitarlo: Per chi inizia, un singolo ETF su indice globale (MSCI World o ACWI) offre già un’ottima diversificazione di base. La semplicità non è una debolezza — spesso è una forza.

In conclusione:

Investire non richiede di essere un esperto di mercati, di leggere il Wall Street Journal ogni mattina o di avere un patrimonio da milionario. Richiede però di evitare una serie di trappole — cognitive, emotive, pratiche — che possono compromettere anni di sacrifici.

I sei errori che abbiamo visto hanno tutti qualcosa in comune: nascono quasi sempre da emozioni ed euristiche, non da comportamenti razionali. La paura di perdere, l’ansia di aspettare, il desiderio di controllare, la speranza di aver trovato il prodotto miracoloso…

E questo ci conduce direttamente al prossimo articolo: La psicologia negli investimenti: come le emozioni influenzano le decisioni finanziarie Paura, avidità, overconfidence, avversione alle perdite. Il nostro cervello è programmato per sopravvivere. Nel prossimo articolo esploreremo i bias cognitivi più comuni e come riconoscerli prima che danneggino il tuo portafoglio.

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