· Team Finvestire · Finanza Personale  · 4 min read

Se fallisce BlackRock o Amundi perdo i soldi che ho investito nell'ETF?

Se fallisce l'emittente di un ETF come BlackRock o Amundi, perdi i tuoi soldi? La risposta è no: ecco perché la separazione patrimoniale UCITS protegge gli investitori.

Se fallisce l'emittente di un ETF come BlackRock o Amundi, perdi i tuoi soldi? La risposta è no: ecco perché la separazione patrimoniale UCITS protegge gli investitori.

È probabilmente la domanda che ogni investitore si è posto almeno una volta, spesso senza trovare una risposta chiara. “Ho comprato un ETF di iShares, se BlackRock dovesse fallire, cosa succede ai miei soldi?” La risposta è controintuitiva rispetto a come funzionano la maggior parte degli altri strumenti finanziari, e capirla richiede di smontare un equivoco molto comune.

L’equivoco di partenza: confondere l’emittente con il fondo

Quando si acquista un ETF, l’istinto è quello di pensare che i propri soldi siano “presso” BlackRock o Amundi, un po’ come quando si deposita del denaro in banca. Questo è l’equivoco fondamentale, e chiarirlo cambia completamente la percezione del rischio.

Un ETF non è un deposito bancario. Non è un credito nei confronti dell’emittente. È una quota di proprietà di un patrimonio autonomo, separato e indipendente dalla società che lo gestisce. BlackRock o Amundi svolgono il ruolo di gestore, decidono quali titoli comprare e vendere per replicare l’indice, ma non detengono mai il patrimonio del fondo nel loro bilancio.

La separazione patrimoniale: Il principio chiave

Il cuore della protezione dell’investitore si chiama separazione patrimoniale. Per legge, in Europa attraverso la direttiva UCITS, il patrimonio di un ETF deve essere tenuto completamente separato dal patrimonio della società di gestione.

Concretamente funziona così: quando compri quote di un ETF, i tuoi soldi vengono investiti nei titoli che compongono l’indice, azioni, obbligazioni o altri asset, e questi titoli vengono affidati a un soggetto terzo completamente indipendente chiamato banca depositaria (o custodian bank). Il compito della banca depositaria è custodire fisicamente gli asset del fondo e vigilare che il gestore operi nel rispetto del regolamento.

Se BlackRock dovesse fallire domani, i creditori di BlackRock non potrebbero rivalersi sul patrimonio degli ETF iShares. Quel patrimonio non è di BlackRock , è degli investitori che detengono le quote. È giuridicamente e contabilmente un’entità separata, intoccabile dai creditori dell’emittente.

Il parallelo con la banca: perché gli ETF sono diversi

Per capire meglio la distinzione, è utile confrontare gli ETF con i depositi bancari, che invece funzionano in modo opposto.

Quando depositi 10.000€ in banca, quei soldi diventano tecnicamente un credito che hai nei confronti della banca. La banca li usa per erogare prestiti e svolgere le sue attività. Se la banca fallisce, sei un creditore chirografario e recuperi il capitale solo fino ai limiti del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (100.000€ in Europa).

Quando compri 10.000€ di un ETF, quei soldi vengono usati per acquistare titoli reali che rimangono di tua proprietà, indirettamente, attraverso le quote del fondo. Non sei un creditore di nessuno. Sei un proprietario. E la proprietà non scompare con il fallimento del gestore.

Cosa succederebbe davvero in caso di fallimento dell’emittente

In uno scenario di fallimento di un grande emittente ETF, il processo che si attiverebbe sarebbe il seguente.

Le autorità di vigilanza, in Italia la Consob, a livello europeo le autorità nazionali competenti, intervengono immediatamente per tutelare gli investitori. Il fondo viene posto sotto amministrazione controllata o affidato a un altro gestore. La banca depositaria continua a custodire gli asset indipendentemente dalla sorte dell’emittente.

A quel punto si apre una di due strade: un altro provider acquisisce la gestione del fondo, scenario molto probabile per ETF di grandi dimensioni, poiché rappresentano un business redditizio, oppure il fondo viene liquidato in modo ordinato, con i titoli venduti sul mercato e il ricavato distribuito agli investitori proporzionalmente alle quote detenute.

In entrambi i casi, il valore che recuperi non dipende dalla solidità finanziaria di BlackRock o Amundi, ma dal valore di mercato dei titoli che il fondo detiene in quel momento.

Un’ulteriore garanzia: la dimensione dei grandi emittenti di ETF

Al di là della struttura giuridica, vale la pena aggiungere un elemento di contesto pratico. BlackRock gestisce oltre 10.000 miliardi di dollari di asset a livello globale. Amundi supera i 2.000 miliardi. Sono tra le istituzioni finanziarie più sistemicamente rilevanti al mondo.

Un loro eventuale fallimento sarebbe un evento di portata storica, probabilmente senza precedenti nel sistema finanziario moderno. In uno scenario del genere, i problemi degli investitori in ETF sarebbero con ogni probabilità l’ultima delle preoccupazioni, l’impatto sistemico su banche, mercati e governi sarebbe di dimensioni tali da richiedere un intervento pubblico massiccio molto prima che si arrivasse a toccare il patrimonio degli ETF.

Questo non è un argomento per escludere il rischio, ma per contestualizzarlo correttamente rispetto ad altri rischi molto più concreti e quotidiani.

Conclusione

La risposta alla domanda è no: se fallisce BlackRock o Amundi, non perdi i soldi investiti nei loro ETF. La separazione patrimoniale garantita dalla struttura UCITS fa sì che il patrimonio del fondo sia giuridicamente separato da quello dell’emittente e inaccessibile ai suoi creditori.

Il rischio da cui devi proteggerti quando investi in ETF non è il fallimento del provider, è il rischio di mercato, ovvero la possibilità che i titoli in portafoglio scendano di valore. Quella è la variabile su cui concentrare l’attenzione, la diversificazione e l’orizzonte temporale.

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